Magistero

7 giugno 1949

7june1949

Discorso per la Sessione plenaria e la Settimana di studio su «Il problema biologico del cancro»

Discutendo delle tremende conseguenze del cancro e dello sconforto che questo male può indurre, Pio XII mette in guardia contro le «tentazioni» di porre termine alla vita. Esprime quindi un forte auspicio che la scienza possa trovare una risposta a questo terribile flagello e sprona l’Accademia a continuare il cammino intrapreso. Nell’esprimere questa speranza il Papa evidenzia come l’istituzione pontificia sia «Sempre preoccupata di mettere il progresso delle scienze al servizio del maggior bene dell’umanità».

Se il sovraccarico di impegni che, specie in questo periodo, grava sulle nostre spalle ci priva, questa volta, con nostro vivo rammarico, del piacere di ricevervi a lungo, non possiamo tuttavia resistere al desiderio di porgervi il benvenuto e di manifestarvi il cordiale interessamento che proviamo verso i vostri lavori. Lavori di importanza capitale per il loro oggetto e certamente fruttuosi, grazie alla vostra speciale conferenza e ai metodi di questa Accademia.
Tali lavori hanno per oggetto, quest’anno, il «problema biologico del cancro», orribile flagello, il cui solo nome fa spavento, che colpisce incessantemente una notevole porzione dell’umanità. Terribile flagello, del quale il trattamento chirurgico o radiologico non fa – in troppi casi – che ritardare l’esito finale.
E, fino alla conclusione, quali sofferenze fisiche, quali angosce mortali! Nelle forme interne, misteriosamente nascosto, il cancro ordinariamente non rivela la sua presenza fino a che il suo avanzamento non lo rende praticamente incurabile: poco alla volta, corrode lentamente gli organi vitali e in molti casi rendendo difficile o impossibile l’assunzione o l’assimilazione del nutrimento – per cui, d’altra parte, causa spesso un’insormontabile repugnanza – compie la sua opera distruttiva fino alla completa consumazione.
In altre forme, visibilmente, divora apertamente le carni delle sue vittime, le sfigura, le mutila, in maniera così spaventosa, che quanti le avvicinano, uniti per la tenerezza del loro affetto o per l’eroismo della loro carità, se anche arrivano a superare la repugnanza naturale che provano, non sempre riescono a dissimularla, perché il malato non possa indovinarla. In questa condizione miserevole, l’isolamento che talvolta soffrono questi sventurati, tuttavia lo ricercano e vi si confinano volontariamente, per la vergogna di mostrarsi quali sono. Privati, da questo stesso isolamento, di ogni umana consolazione, talvolta la loro tristezza giunge sino all’ultima estremità della disperazione, sino alla tentazione di porre fine a una vita, che soltanto la ferma fede in un’altra vita di felicità eterna aiuta a sostenere con pazienza.
Questa malattia appare tanto più terribile in quanto, almeno sino ad ora, davanti ad essa si ha l’impressione di sentirsi disarmati, o quasi. Quando, di tanto in tanto, si dà notizia, imprudentemente, di una sensazionale scoperta che consente finalmente la vittoria radicale e definitiva sull’impietoso distruttore non si fa, ahimè, che procurare a quanti si lasciano prendere e non domandano che di illudersi una delusione più crudele e più profonda di tante altre che l’hanno preceduta.
Quanto più modesta e, dunque, quanto più alta e più sicura, Signori, la vostra ambizione! In effetti, molte ipotesi sono state volta a volta avanzate, molte teorie timidamente costruite, e discretamente proposte. Esse non vanno disprezzate, certo, perché – anche se non verificate – aprono il varco a nuove, più fortunate ricerche; esse segnano dunque qualche progresso, senza dubbio prezioso ma necessariamente molto lento. Da parte vostra, applicati da lunghi anni allo studio coscienzioso del cancro, delle sue manifestazioni e sintomi, della sua natura, delle sue cause o, almeno, delle sue condizioni di origine e di sviluppo, voi cercate in tal modo – ciascuno di voi all’interno della propria specializzazione, ma in continuo collegamento tra voi – di continuare, un passo dopo l’altro, la vostra marcia in avanti verso la luce sotto la quale più facilmente cercherete e più felicemente finirete per trovare il rimedio che previene o che cura, con la speranza di preparare la conquista del rimedio che guarisce.
Le osservazioni accuratamente fatte, diligentemente raccolte e confrontate, anche senza essere conclusive, suggeriscono tuttavia utili riflessioni sulla natura e la possibile azione dei diversi agenti cancerogeni, fisici, chimici, organici; sul ruolo dell’atmosfera, del suolo, della professione, dell’ereditarietà nell’apparizione e nella crescita del neoplasma, nell’evoluzione dalla cellula normale alla cellula maligna.
Queste osservazioni, queste esperienze, queste investigazioni, voi intendete continuarle assiduamente in un lavoro paziente, di cui il grande pubblico spesso non si rende affatto conto. Che non vi attirerà, forse, la popolarità numerosa; ma voi meriterete, con la testimonianza della vostra coscienza, la riconoscenza delle generazioni future.
Ci piace lodare a questo punto l’iniziativa della nostra Pontificia Accademia, sotto i cui auspici avete inaugurato la vostra «Settimana di studio». Sempre preoccupata di mettere il progresso delle scienze al servizio del maggior bene dell’umanità, essa vi invita a fare il punto, secondo i suoi metodi regolamentari, sui «punti sui quali si è trovato un accordo, su quelli sui quali l’accordo non è sembrato realizzabile, le ragioni per le quali l’accordo non ha potuto esser raggiunto, i suggerimenti relativi alle ricerche che sembrano più adatte a superare le difficoltà». Non si potrebbe meglio, crediamo, esprimere il vostro animo e le vostre intenzioni.
Ecco, illustri maestri, ciò che deve incoraggiarvi ad affrontare – con la fiducia di non farlo invano – i lavori che, come il vostro programma afferma con modesta sicurezza, tendono ad «aprire, su base scientifica, delle prospettive verso una terapeutica biologica dei tumori maligni».
Vi auguriamo, nella vostra fraterna collaborazione, felici e fecondi risultati, invocando di gran cuore sui vostri lavori la luce e la benedizione di Dio.

Collegamenti

Resoconto della Sessione Plenaria, XIII anno accademico

7 June 1949 Acta 14 Vatican City, 1952 pp. 223 ... Continua