Magistero

29 dicembre 1929

«Intelligenza e Fede»
Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Accademia delle Scienze «Nuovi Lincei»

Il Sommo Pontefice attribuisce grande valore alla partecipazione da parte dell’Accademia al suo anniversario sacerdotale e sottolinea come la scienza studi le opere del Creatore e al tempo stesso sia illuminata dalla Sua Luce. Il Papa si sofferma sull’importanza cruciale di unire intelligenza e fede e mette in rilievo la stretta connessione tra le due osservando che la conoscenza scientifica è un modo di rendere omaggio all’Onnipotente, che viene descritto come «il Dio della Scienza… la Luce e la Verità». Aggiunge poi che «la scienza è per la vita, perché la scienza della vita è la base di tutte le altre scienze».

Il Santo Padre incominciò col dire che avrebbe data fra breve la Benedizione che il Presidente della Accademia dei Nuovi Lincei Gli aveva chiesto e che l’avrebbe data, formulando in essa tutti i sentimenti, che quell’ora così bella e così solenne aveva suggerito alla Sua mente e al Suo cuore.
Ma prima non voleva omettere la Santità Sua di mostrare e di esprimere la Sua compiacenza, le Sue congratulazioni per i belli, così luminosi e sempre utili lavori che la Sua Accademia Gli aveva esposti: queste congratulazioni le faceva e all’Accademia e a tutti e singoli i soci e particolarmente a quelli che in questa stessa seduta Gli avevano fatto udire cose tanto interessanti, sia pure nei loro brevi riassunti, con una visione sia pure da un punto di vista lontano e riassuntivo, e pur tuttavia, ripete, ugualmente interessante.
Si rallegrava il Santo Padre più concretamente per i lavori importanti dall’Accademia promossi e raccolti; importanti non tanto e non solo per la loro mole e per il loro numero, ma più ancora per la contribuzione di numerosi nuovi collaboratori; perché quando aumentano gli intelletti fra così noti e sicuri amici della scienza e della verità, è fuori di dubbio che la scienza e la verità non hanno che da guadagnarne, e notevolmente.
L’Augusto Pontefice si disse ad un tempo lieto e confuso che un episodio della Sua vita sacerdotale, della Sua vita personale, quindi, abbia dato luogo anche a questi numerosi, alti e preziosi contributi alla verità e alla scienza. Disse «anche», sottolineò il Santo Padre, perché è pur vero che da tutte le parti del mondo, stava per dire da tutti gli strati del mondo e della società, Gli erano venute in questa circostanza manifestazioni di partecipazione al Suo Giubileo sacerdotale, e a questo avevano partecipato gli avvenimenti stessi: il Papa lo dice, lo deve pur dire, per un senso di più alta e di più profonda riconoscenza verso la Provvidenza Divina, verso la Mano e il Cuore di Dio, i Quali pare abbiano voluto dare l’esempio a tutti, al di sopra di tutti e di gran lunga davanti a tutti, circondando questi avvenimenti di tante, così belle e alte cose, da accrescere a dismisura l’importanza e la portata del Suo Giubileo sacerdotale.
Si affrettava a dire, però, che questa partecipazione della Sua diletta Accademia delle Scienze Egli la poneva tra le più care, le più apprezzate, le più preziose; che è tutto dire – soggiunse – quando le partecipazioni erano state tante, tutte belle, tutte pregevoli e tutte apprezzate dal cuore paterno del Padre. Tuttavia intendeva di porre e poneva questa partecipazione dell’Accademia dei Nuovi Lincei tra quelle più belle e più preziose, perché Gli veniva dalle altissime supreme regioni dell’intelligenza e della scienza; vale a dire dalle regioni sulle quali l’Intelligenza Divina Creatrice lancia i suoi raggi più luminosi e più illuminanti, raggi d’infinita luce e splendore, in quanto provengono dall’Essere ch’è in se stesso la Luce. Più belle e simpatiche riescono poi queste altezze quando, da una parte, sono il riflesso della luce di Dio e dall’altra il riflesso della luce umana, che a Dio rende il suo ossequio, così che l’intelligenza è unita alla fede. Lo diceva anche San Paolo che questo era il massimo ossequio che si poteva rendere a Dio: Captantes omnem intelligentiam in obsequium Christi.1 E di queste altezze, con senso più vero di quelle materiali del creato e delle cime materiali del mondo, si può ripetere col poeta: Del mondo consacrò Jehova le cime!
Ecco, adunque, con quali sentimenti il Santo Padre formulava il Suo gradimento e la Sua riconoscenza verso la Pontificia Accademia delle Scienze dei Nuovi Lincei e intendeva d’impartire la benedizione che il Presidente aveva chiesta. Con questa benedizione formulava inoltre i più fidenti e sicuri auguri per sempre più bello, onorato e fecondo lavoro, per sempre più utili ricerche, ritrovati e contributi alla verità e alla scienza, pregando il Signore che questi lavori fecondi e moltiplichi, Egli che è il Dio della Scienza, ch’è anzi Egli stesso la Luce e la Verità. Questi auguri indirizzava il Santo Padre di cuore e alla collettività eletta dell’Accademia e ai suoi singoli soci.
Altri nuovi particolarissimi auguri, infine, la Santità Sua era ben lieta – e lo faceva con sorridente accento – d’indirizzare al Decano venerando del Sacro Collegio, stava per dire a questo veterano sempre giovane. Egli era stato al mattino col Santo Padre ad una funzione solenne, ma non breve, anzi ad una delle sacre funzioni più solenni e più lunghe. Ed ora aveva voluto essere presente anche a quest’ora radiosa della verità e della scienza, forse per dirci che la scienza è per la vita, anzi, senza forse, la scienza è per la vita, perché la scienza della vita è la base di tutte le altre scienze. Il Card. Vannutelli compirà domani 40 anni di Cardinalato. Ebbene, il Santo Padre a lui, che tante e così trionfali battaglie aveva combattuto con gli anni, poteva ben a ragione ripetere: Ad multos annos!

1 2 Cor 10:5.