Magistero

21 dicembre 1930

«La struttura dell’universo illustra l’infinita sapienza del Legislatore»
Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Accademia delle Scienze «Nuovi Lincei»

Il Papa dichiara che l’amore alla scienza è parte del suo ministero e sostiene che scienza e fede si offrono un supporto e un aiuto reciproco. Osserva inoltre che la struttura dell’universo illustra l’infinita sapienza del Legislatore. Pone in rilievo la sua partecipazione ai lavori dell’Accademia e fa riferimento anche alla nuova stazione Radio Vaticana.

Il Santo Padre iniziava il Suo dire premettendo che non a Lui si devono i ringraziamenti di quei dilettissimi figli ed accademici, ma da parte Sua essi erano a loro dovuti, perché è sempre con grande desiderio e ancor più grande soddisfazione e piacere che Egli si ritrovava, purtroppo a così lunghi intervalli, in mezzo a loro e con loro.
Diceva «purtroppo a così lunghi intervalli», perché lunghi essi Gli sembravano davvero, e a malincuore li lasciava così prolungare, mentre avrebbe voluto, invece, essere con loro molto più frequentemente. Ogni volta infatti che il Papa si trova fra i Suoi accademici, Gli sembra di trovarsi non proprio in più spirabil aere, giacché, grazie alla Divina Bontà, sempre spirabilissimo è l’aere in cui si svolge la Sua vita e attività; ma esso è pur diverso da quell’aere di puri splendori scientifici, di amore per la scienza, di cura e di interesse per la scienza quale è quello degli accademici; un amore e un interesse però che non possono assolutamente escludersi da un ministero quale è quello del Papa: tutto per le anime. Che cosa sarebbe infatti l’amore per le anime senza l’amore per la scienza, per quella scienza che non è la pura scienza, ma la scienza per la verità, la scienza che illumina (seppure così può dirsi) la verità, la scienza che tanti aiuti potenti riceve dalla Fede e tanti sussidi, quasi a ricambio, offre alla Fede stessa, come sa anche chi per poco intende, come sa, soprattutto, chi, come quegli scienziati, ha tanto studiato? Questo essi ben dovevano particolarmente comprendere, giacché alle loro investigazioni più infinita si rivela la sapienza di Dio creatore, di Dio legislatore: quella immensa sapienza egualmente mirabile, sia che tracci la traiettoria agli astri, ai mondi immensi, sia, e forse ancor più, che celi, nel mistero degli atomi infinitamente piccoli, le meraviglie di così grandi, così precise, così costanti leggi, tali per cui veramente può dirsi che nulla di quello che noi vediamo e che si impone alla nostra vista per imponenza di mole, nulla di quello che alla nostra vista sfugga per la sua infinita piccolezza e abituale insondabile nascondimento, nulla sfugge ad una mirabile legge, anzi ad una rete di leggi che basterebbe da sola ad illustrare non solo l’esistenza, ma anche l’infinita sapienza del Legislatore.
Perciò, allorché l’Augusto Pontefice si trovava in mezzo a quei Suoi figli, Gli sembrava veramente di essersi potuto togliere, per un momento, dalle occupazioni quotidiane e di fare una qualche nuova grande ascensione, tanto essi Lo conducevano in alto, in un’atmosfera elevata, splendida, incommensurabile. Dicendo ciò voleva esprimere quanto intimamente gradito Gli riusciva di stare periodicamente fra quegli studiosi, seguendo, per quanto Gli era dato di fare, i loro lavori, apprezzando i sentimenti che Gli vengono espressi dalla loro, anzi Sua Accademia. Ciò attestava altresì con quale partecipazione egli divideva i loro lutti, le loro gioie, le loro glorie: lutti gravi e veramente (in qualche parte almeno) irreparabili, ma che la Divina Bontà ha voluto compensare, come ad esempio, per mezzo del caro Padre Stein andato subito là a continuare l’opera di quel suo amato, diletto confratello di così cara memoria, il Padre Hagen, ed a restituire attività e voce (era stato annunziato poco prima) all’Osservatorio Astronomico Vaticano. Né quindi Sua Santità dubitava che altri acquisti ancora, sempre più belli e più preziosi, abbiamo a farsi dalla Sua apprezzata Accademia.
Il Suo caro Padre Gianfranceschi si era ben felicitato col Papa per quello che la Divina Bontà Gli aveva concesso di fare nell’una direzione o nell’altra: e il Papa era veramente pieno di riconoscenza per questa Divina Bontà che Gli aveva concesso di dare, in qualche modo, nuova e degna sede agli studi, alle investigazioni scientifiche, in questo Suo piccolo o grande Stato, come dir si voglia, e di aver potuto dotarlo di qualche cosa veramente profittevole nel campo della scienza, come la nuova rete telefonica, come la nuova Stazione radio. Era, anzi, a questo proposito, tanto più lieto di poter in quel giorno additare all’Accademia il gradito ospite di quella seduta inaugurale: voleva dire il marchese Guglielmo Marconi, agli studi, alle cure, all’impegno tutto particolare del quale si doveva quella bellissima Stazione radio.
Di essa non solo il Papa ha ragione di particolarmente rallegrarsi per i servizi squisiti ed importanti che potrà rendere alla Santa Sede e proprio nel governo della Chiesa Cattolica, ma anche di quelli che potrà rendere l’Accademia ed all’attività scientifica, giacché il Padre Stein e il Padre Gianfranceschi già si rallegrano largamente pensando alla facilità con cui la voce della Specola astronomica vaticana potrà farsi sentire alle altre specole e partecipare alla comune operosità mondiale.
Queste bellissime constatazioni facevano ben comprendere a quei diletti figli con quali sentimenti l’Augusto Pontefice vedeva schiudersi quel nuovo anno della loro scientifica attività, un’attività la quale offre al Santo Padre così sensibili e preziosi frutti, anche locali, come quelli che Gli presentava e prometteva il Prof. De Angelis d’Ossat, in quella analisi geologica del sottosuolo della Sua Città del Vaticano, ed in quelle speranze così cautamente e autorevolmente espresse di poter il Papa, quando che sia, trovarsi in possesso di una buona provvista idrica anche locale; ciò che risponde ad uno dei Suoi desideri ed a ricerche finora non fruttifere, ma che Egli farà riprendere con rinnovata energia.
Il Santo Padre concludeva il Suo discorso esprimendo sentimenti e voti di ogni benedizione per i nobili lavori scientifici, per il nuovo anno della Sua Accademia e per tutto quello che gli accademici preparano e si accingono a compiere. Egli li accompagna sempre, ripromettendoSi da essi frutti sempre egualmente preziosi. E perciò di tutto cuore che passava ad impartire la Sua Benedizione Apostolica sugli accademici e sugli altri presenti, e su tutto quello che essi desideravano, sui loro lavori, sulle loro famiglie e su tutte quelle care cose e care persone, che essi in quel momento portavano nel pensiero e nel cuore.