Magistero

20 dicembre 1931

«Le conquiste della scienza moderna dimostrano
l’armonia tra scienza e fede»
Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Accademia delle Scienze «Nuovi Lincei»

Pio XI osserva che la Radio Vaticana è al servizio della scienza e mette in risalto l’armonia esistente tra scienza e fede, come è dimostrato da ogni nuova conquista scientifica. Si pronuncia anche contro coloro che affermano il contrario.

Egli desiderava premettere alcune parole alle richieste benedizioni che di tutto cuore avrebbe impartito: una parola di riconoscenza, per ringraziare l’Accademia, il Consiglio accademico e il suo alto interprete per i sentimenti così elevatamente, così nobilmente pii e filiali; una parola di compiacenza per tutto quello che aveva udito: la riconoscenza dunque del Padre che si sente così filiamente amato, la compiacenza del Padre che si vede tanto altamente onorato dell’onore dei Suoi figli, che ben meritarono, nell’opera compiuta nello scorso anno, una triplicata congratulazione dopo la triplice benedizione, per tutti gli abbondanti fiori e frutti raccolti sul campo della scienza.
Le Sue congratulazioni poi si accentuavano d’una nota tanto più particolare e profonda per la segnalazione dell’iniziativa del loro e Suo Giornale Nuncius Radiophonicus. Grandissimo è stato il favore con il quale lo si è ovunque accolto – Sua Santità ne ha ricevute personalmente non poche testimonianze e ciò Gli aveva arrecato speciale gaudio, perché rappresenta, in qualche vero modo, l’applicazione e l’utilizzazione della Sua Stazione Radio in servizio della scienza, dopo che la Radio stessa aveva così bene, così perfettamente e in tutto, servito alla parola della Fede. Era perciò veramente sembrato a Sua Santità e sembrava sempre più vera e grande l’armonia esistente tra la scienza, la fede, la religione, e cioè la verità e la carità, armonia che, ad ogni nuova conquista della scienza, viene sempre più luminosamente dimostrata. Quando invece si parla di presunti contrasti tra la fede e la scienza o si fa dire alla scienza quello che la scienza non dice, o si fa dire alla fede quello che la fede non insegna.
Il Santo Padre voleva poi ripetere, rinnovare le Sue felicitazioni al Prof. Enriquez, il quale meritamente aveva conquistato e raccolto il premio della Sua Accademia. La appartenenza di quel professore all’Università di Padova faceva pensare all’Augusto Pontefice che anche il Santo di Padova, nel suo anno centenario, è stato associato, in certo modo, ai trionfi della scienza e questa dà a Lui il suo tributo. Un tributo mirabilmente meritato: giacché il grande Taumaturgo, oltre ad essere, come è conosciuto, il Santo dell’intimità affettuosa col Divino Infante che già sorride nel suo imminente ritorno natalizio, oltre ad essere il Santo dei miracoli, cioè veramente degli impossibili, è stato anche una vera illustrazione della scienza.
Lo dimostrano i suoi manoscritti così copiosi che tanto hanno attirata l’attenzione e l’opera degli studiosi; lo dimostra la sua grande e prodigiosa eloquenza che di Lui, ancor vivo, faceva esclamare: se si fosse perduta ogni traccia dei libri, divini, sarebbe bastato il P. Antonio a conservarli per tutti, tanto grande era la sua memoria e veramente fenomenale. E tutti sanno quali meraviglie di santità e di scienza sia stata la sua vita, spesa tutta per Iddio in una così grande vastità geografica, da Lisbona a Padova.
Il Santo Padre voleva poi aggiungere ancora una riflessione, anzi una triplice osservazione. La prima di queste riguardava la Sua stessa persona. Quel giorno Egli aveva avuto anche la gioia di celebrare – e a Lui erano pervenute partecipazioni di gioia da tutte le parti del mondo – il 52° anniversario della Sua Ordinazione sacerdotale: era lietissimo di chiudere quella data benedetta con così cari figli.
Egualmente in quel giorno si aveva un’altra coincidenza. Nella liturgia l’ottavo giorno di una data festiva non è che il prolungamento della data stessa: ora in quel giorno, cadeva l’ottava del 30 o anniversario da quando, per la prima volta – diceva Sua Santità – il Suo glorioso Marconi lanciava la prima fatidica e così benefica S attraverso l’oceano. Il Santo Padre si diceva ben lieto di rifesteggiare con i Suoi Accademici quella data, in una adunanza alla quale non mancava che la fisica presenza (e sarebbe stata una corona di giocondità e di gloria) di Guglielmo Marconi, il quale pur era là, tra l’eletta assemblea, con la mente e col cuore, a rievocare una data memoranda non solo per la scienza ma anche per l’umanità.
La terza osservazione il Santo Padre traeva dalla circostanza della prossimità delle Sante Feste Natalizie, l’epoca degli auguri cristiani. Sua Santità teneva molto a farli a quei dilettissimi figli, esprimendo voti di sempre maggiore diffusione di tutto l’immanente bene che è nei loro cuori, e che il nuovo anno scientifico, accademico, gareggi, in lieta e fortunata emulazione, con gli anni passati, con risultati e frutti segnalati, corrispondenti alla triplicata soddisfazione di quel bellissimo giorno.
L’Augusto Pontefice passava infine ad impartire le chieste benedizioni, che volevano proprio coincidere con i Suoi auguri per le sante feste, pregando il Divino Re della gloria, della redenzione, della verità, Re dunque della scienza, di accompagnarle con le Sue divine grazie.
La benedizione paterna si estendeva inoltre alle persone dei presenti e dei loro cari, ai loro lavori, alle loro aspirazioni di vita e di bontà, a tutti quanti essi avevano portato nel pensiero e nel cuore, perché fosse benedetto.