Magistero

18 dicembre 1932

«I risultati dell’Accademia»
Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Accademia delle Scienze «Nuovi Lincei»

Il Sommo Pontefice pronuncia un discorso nel quale apprezza gli specifici risultati conseguiti dall’Accademia. In quel contesto vuole aggiungere che «gli tornava alla mente tutte le volte che si trovava di fronte a qualcosa di buono e di bene avviato quelle parole scritte da un uomo santo e geniale, da san Bernardo: che il conato, più che la perfezione è necessario all’uomo. Anche perché attraverso il conato è dall’uomo raggiungibile la perfezione».

All’indirizzo del Presidente, alle comunicazioni degli Accademici ed ai doni umigliatiGli da tutta l’Accademia, il Santo Padre si degnava quindi di rispondere rilevando come volesse una buona consuetudine, sempre ravvivata dal desiderio di quei Suoi figli, che il Sommo Pontefice rivolgesse una parola nel ritorno di così bella e veramente simpatica solennità accademica.
Invece di una, il Santo Padre voleva dire a quei Suoi tanto eletti e diletti figli tre parole, ché tre infatti essi Gliene mettevano sul labbro e nel cuore: una parola di ringraziamento, una parola di congratulazione, una parola di augurio.
Una parola di ringraziamento, innanzitutto, per lo squisito piacere che quei Suoi figli Gli avevano procurato con l’invito alla loro solennità accademica; ed un altro ringraziamento per i doni offertiGli, specialmente per i tre volumi di Lincei del diciassettesimo secolo: dono tanto più gradito in quanto che passava nella biblioteca accademica per le mani dell’antico Bibliotecario. Un ringraziamento speciale, un grande ringraziamento, diceva infine Sua Santità, di rivolgere a Dio benedetto.
La seconda parola, di congratulazione, veniva rivolta poi dal Santo Padre a quei benemeriti Soci che hanno riportato, con il loro giusto merito, le onorificenze. Ma le Sovrane congratulazioni non erano solo per le onorificenze, ma particolarmente per il modo egregio con cui essi le avevano saputo meritare.
Congratulazioni ancora aggiungeva il Santo Padre per coloro che in quella stessa seduta, nell’attimo transeunte, avevano saputo intrattenerLo in modo così simpatico ed istruttivo. Congratulazioni, poi, per quelli che hanno lavorato intorno agli «Atti» accademici, alle testimonianze davvero monumentali del loro lavoro, delle loro fatiche, dei loro successi.
Di tali testimonianze della Sua cara Accademia il Santo Padre Si diceva lieto e fiero, ed affermava che quelle Gli sembravano vere garanzie di ciò che l’Accademia Gli preparava nel futuro.
Un particolare segno di congratulazione faceva quindi il Santo Padre per la simpatica mole di lavori raccolti nel Nuncius radiophonicus: simpatica davvero, sia per il mezzo di comunicazione, per la lingua usata, sia poi per il mezzo tecnico, che si giova della scienza negli ultimi suoi ritrovati.
A queste due prime espressioni di ringraziamento e di congratulazione diceva quindi il Santo Padre che Gli era facile e gradito aggiungere gli auguri. E non solo quelli che l’ora del tempo e – si poteva anche terminare con Dante, perché la serata era clementissima – la dolce stagione ispiravano presso alle sante feste del Natalizio Divino e dell’anno ormai alle porte. Non solo quelli, benché anche quelli, e cordialissimi a loro tutti.
Gli auguri del Santo Padre andavano più in là, più in largo, più in alto: erano per il nuovo anno accademico che Sua Santità augurava somigliasse ai già trascorsi, ed anzi quelli superasse. In quel momento poi, in presenza delle testimonianze monumentali dell’attività accademica, il Santo Padre non poteva non riprendere quel che Gli tornava alla mente tutte le volte che Si trovava di fronte a qualcosa di buono e di bene avviato: quelle parole scritte da un uomo santo e geniale, da san Bernardo: che il conato, più che la perfezione è necessario all’uomo. Anche perché attraverso il conato è dall’uomo raggiungibile la perfezione. Augurava così il Santo Padre che quei Suoi tanto diletti figli proseguissero nei loro sforzi di perfezione, sicché anche per loro si potesse dire: sempre più e sempre meglio.
Con tale augurio il Santo Padre terminava le sue parole, ed impartiva l’implorata Apostolica Benedizione.