Magistero

18 dicembre 1927

«La scienza dà ordine alla vita»
Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Accademia delle Scienze «Nuovi Lincei»

Sua Santità dichiara che «la scienza dà ordine alla vita» e osserva che gli studiosi che comprendono questa verità danno un «rilevante contributo alla vita stessa attraverso la loro attività». Nel centenario della morte, esalta Alessandro Volta come modello di credente e di scienziato. Elogia poi la recente invenzione della trasmissione senza fili, uno strumento posto al «servizio della verità cristiana».

Sua Santità espresse tutta la sua soddisfazione nell’essersi trovato presente a quest’adunanza e nell’aver ascoltato tante importanti comunicazioni di studiosi che amano la scienza, ma in essa non si inaridiscono, perché le scienze ordinano la vita, ed intendono tutto il senso di questa parola, portando con la loro attività un prezioso contributo alla vita stessa.
Sua Santità ricordava che quest’adunanza si era ancora svolta nei riflessi del centenario, già compiuto, di Alessandro Volta, così come un anno fa l’altra seduta inaugurale dell’anno si era svolta nella preparazione alla celebrazione del centenario stesso.
Il Santo Padre si rallegrava degli anni di feconda attività dell’Accademia che erano stati ricordati dal Presidente, con numeri molto consolanti che avevano un significato di alta poesia, la poesia della verità. Riferendosi poi al già ricordato centenario voltiano, Sua Santità diceva di averne seguito con vivo interesse lo svolgimento, e, pur non potendo, come un tempo nella quiete della sua Ambrosiana, sfogliare le carte di quel grande, di averne riletto con profondo godimento qualche pagina nella magnifica edizione delle opere di lui che è stata fatta precisamente in ricordo del centenario.
Della celebrazione di questo centenario tanto da parte dell’Accademia quanto da parte di tutto il mondo, Sua Santità si rallegra non solo perché Alessandro Volta è di Como, particolarmente cara al suo cuore perché è la terra dei suoi padri; non solo perché egli, oltre che un grande scienziato, fu un grande credente, e la fede non solo ereditò dai suoi genitori, ma la volle studiare e conoscere e conquistare personalmente con una reazione tanto più violenta in quanto avveniva nel secolo dell’Enciclopedia; non solo perché fu un apostolo di questa fede, sia insegnando il piccolo catechismo ai fanciulli – come Como ancora ricorda – sia richiamando con l’esempio e con lo scritto alla fede anime come quella di Silvio Pellico e di quell’altro che nella professione di fede di Alessandro Volta trovava l’argomento convincente per professarla lui pure; non solo per tutte queste ragioni il Santo Padre si rallegrava del Centenario voltiano, ma anche perché la sua invenzione, poi allargata ed impreziosita con le altre che l’hanno sviluppata e perfezionata, fino a Pacinotti, fino a Marconi, ha messo un mezzo di meravigliosa rapidità a disposizione della verità cristiana perché essa possa diffondersi molto più facilmente di prima. Di questo incalcolabile vantaggio il Santo Padre, come Capo della Chiesa Cattolica, apprezza ogni giorno i preziosi benefici e ne ringrazia il Signore, dandone la ben meritata lode al grande genio comasco.
Con tali pensieri e sentimenti il Santo Padre chiudeva il suo discorso impartendo all’Accademia tutta, e in particolare ai presenti, l’Apostolica Benedizione.