Magistero

17 dicembre 1933

«La crescita della Verità porta alla crescita della Carità»
Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Accademia delle Scienze «Nuovi Lincei»

Pio XI osserva che la carità ha sempre da guadagnare da ogni avanzamento della verità e per questo «la Santa Chiesa non ha mai avuto paura della verità». Fa anche notare che agli Apostoli è stata affidata una funzione educativa e quasi scientifica e aggiunge che anche gli Accademici, nel loro compito di insegnare la scienza, sono implicati in una sorta di apostolato. Parlando brevemente prima di Natale, il Papa si sofferma sui Tre Saggi della natività e osserva che essi sono espressione della scienza che rende omaggio al Deus scientiarum Dominus.

L’Augusto Pontefice sentiva anzitutto di dover ringraziare quei diletti figli per la vera ricchezza di doni di scienza a Lui offerti; si affrettava quindi subito ad aggiungere quanto pensava di quel Suo solenne collaudo della nuova Aula aggiunta alla bellissima, ma troppo angusta Casa di Pio IV; Gli sembrava che un collaudo più bello, un’inaugurazione più conveniente, più promettente non si potesse avere che appunto in quel tesoro grande di lavori, di successi, di riconoscimenti anche vastissimi, dei quali la Pontificia Accademia delle Scienze si è fatta largitrice e meritevole fonte.
Sua Santità perciò ringraziava anzitutto Iddio, datore di ogni dono perfetto, e poi gli Accademici, diletti figli, così valorosi, per quel fiorire di studi e per quei risultati non solo lusinghieri, ma veramente belli, utili proprio al vero progresso ed aumento della scienza, nello spaziare e nella ricchezza della verità. Diceva un giorno sant’Agostino con una della più belle e geniali parole che mai siano state pronunciate: Dilatentur spatia charitatis;1 potrebbe egualmente dirsi altresì: «Dilatentur spatia veritatis», anche perché è nell’ordine delle cose che, più o meno a breve scadenza, viene sempre guadagnato alla carità ciò che è acquisito alla verità. È per questo che la Chiesa Santa non ha mai temuto la verità, ma si è fatta aralda di verità ovunque, sempre, con tutti.
A questi auspici e felici inizi di cose Sua Santità non voleva aggiungere se non due constatazioni che Gli procuravano grande conforto e letizia. Erano due circostanze, quasi due raggi di luce superna scendenti a rendere più bella quella adunanza di tante e così distinte personalità, come a metter un suggello dall’alto, da quanto più alto si possa pensare, sopra tutte quelle belle costatazioni e speranze per l’avvenire.
La prima circostanza rilevava che la nuova Aula comincia a far tempo – come si dice –, a numerare i suoi anni da questo Anno Santo della Redenzione. E sta bene, particolarmente bene, anche per questo riflesso che il Divino Redentore, il Quale ha redenta l’umanità col sacrificio di tutto Se stesso, del Suo Sangue, della Sua Vita, anche proprio nell’atto di finire la Redenzione, è rimasto il Maestro; e quando ha mandato gli Apostoli Suoi ad annunciare al mondo la Redenzione, ad applicarla, li ha inviati con una funzione magistrale, dottrinale, si direbbe quasi scientifica: Euntes docete.2 È quella che quei diletti figli Accademici fanno – aggiungeva Sua Santità – ed Egli sa che anche nell’insegnamento della scienza essi portano quel nobilissimo sentimento e una vera, altissima intenzione di apostolato.
Un’altra circostanza, altrettanto bella e santa, anzi ancor più teneramente cara, era data dalla congiuntura del Santo Natale, al quale si è, ormai, tanto vicini. Grato, riconoscente ricordo, questo, che, sotto la guida di una incomparabile maestra ed educatrice, la Chiesa, richiama in questi giorni tutto il mondo alla capanna di Betlemme, a quel Santo Presepio che, con tanta consolazione, il Santo Padre vede riprendere il suo posto nelle nostre famiglie, nel nostro Paese, ove già tante ha prodotte bellezze di arte e che un linguaggio di così profonda, santa intimità e di sante intese parla, specialmente e soprattutto a vantaggio delle famiglie.
Inoltre il Santo Padre ripensava al Santo Presepio, anche proprio sotto lo stimolo della presenza di quei cari figli, perché è al neonato Redentore che vengono chiamati i Magi, i Re, Sovrani e Magi: e tutti sanno come la pia tradizione suol vedere in questi altissimi adoratori dell’umile Neonato, degli uomini di scienza, e in ciascuno di essi salutare uno degli astri scrutator sovrani.
Quest’accenno riconduceva l’Augusto Pontefice al tema, al pensiero iniziale, al tema della scienza, che viene anch’essa a rendere l’omaggio suo al neonato Signore, il Quale, piccolo e derelitto com’era, era pure e rimaneva come rimane sempre il Deus Scientiarum Dominus.3 Il Santo Padre non poteva avere pertanto più propizia e più tentante occasione di quella per dare ai convenuti dal profondo del cuor Suo paterno, i più affettuosi auguri per le sante Feste Natalizie già così vicine e per il nuovo anno che con esse già si avanza. Con affettuosa bontà Egli intendeva formulare tutti gli auguri che quei diletti figli desideravano e per tutto quello e quelli che essi portavano nel cuore; e così annunciando quei Suoi voti, li raccoglieva in una grande benedizione alla quale aggiungeva la preghiera al Signore di accompagnarla con tutte le Sue ineffabili benedizioni, con tutti i Suoi favori.

1 Sermo, 69, 1, 1.
2 Mt 28:19. Cf. Mc 16:15 f.
3 Cfr. per la frase sant’Agostino, De Civitate Dei, Bk. XVII, Ch. 4.