Magistero

16 dicembre 1923

«I fasti della scienza che conduce a Dio»
Discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Accademia delle Scienze «Nuovi Lincei» e della sua nuova sede, la Casina Pio IV

Pio XI sottolinea che la scienza è «vera e profonda sapienza». Riferendosi implicitamente all’impegno della Chiesa verso questa sapienza attraverso le conquiste del sapere, mette in evidenza come l’Accademia sia collocata vicino ad altre istituzioni ecclesiastiche dedicate al sapere (la Specola Vaticana, la Pinacoteca, gli Archivi, la Biblioteca, il Museo) e a un grande centro di preghiera – la Basilica di San Pietro. Qui la mente umana, tramite la preghiera, si innalza verso Dio, al quale la scienza stessa è rivolta.

Ci ha riempito l’animo di sempre crescente gaudio, del gaudio puro dello spirito che vede, che ammira la verità nell’essere, che ammira le meraviglie di Dio nell’essere e nella verità, tutto quello che siamo venuti fin qui vedendo e ascoltando. Tutto questo Ci ha fatto di nuovo ringraziare Iddio benedetto che Ci ispirava il pensiero di mettere questa, si può ben dire famosa nei fasti dell’arte, casina di Pio IV – il Nostro antico ed illustre Antecessore e concittadino, che la inaugurava, nel 1591, lasciandola vero gioiello d’arte, tipo non frequente in tanta completezza dell’architettura, stavamo per dire giardiniera, perché è una casina, e proprio la casina che ci voleva perché stesse bene in un giardino – il pensiero, dicevamo, di destinare questa casina ai lavori di questa Nostra cara e gloriosa Accademia Pontificia delle Scienze, sempre dei Nuovi Lincei.
Non sentiamo che Ci occorra aggiungere se non una parola di sincera congratulazione per tutto questo glorioso passato, che oggi così opportunamente e rapidamente è stato rievocato alla Nostra presenza; un passato, che attraverso le varie, laboriose e pur penose vicende, fu così pieno di fecondo e luminoso lavoro; un passato che trova una conferma e una degna continuazione in un presente così superiore ad ogni elogio; così che la continuazione contiene tutta la giustificazione e la fiducia in un avvenire che non può essere che degno di tale passato e di tale presente.
Del resto dobbiamo ben ripetere quello che gli antichi si compiacevano di dire nella loro elegante ricerca dell’armonia delle parole colle cose: «Est omen in nomine, est omen in loco».
C’è un augurio nel nome: Lincei; la scienza dalla lunga vista, dalla vista lungiveggente e lungimirante, sempre in traccia di qualche cosa che sta oltre, più in là, più in alto; dal particolare all’universale, dall’effetto alla causa, dalle cause immediate alle cause remote, dalle cause seconde alla causa prima, alla Causa causarum, dove la vostra scienza, o diletti figli e ornatissimi signori, assurge al grado e alla sostanza di vera altissima sapienza, nella quale i tesori tutti si adunano, tutti i tesori della nostra scienza prendono la loro più alta valorizzazione, così da poter essere giustamente chiamati: «Divitiae salutis sapientia et scientia».1
Est omen in loco; luogo di quiete. Anche di questo Ci è permesso congratularCi. Anche questa quiete, stavamo per dire mistica, servirà al raccoglimento dello spirito, e così alla più profonda e più chiara indagine dello spirito stesso. Ma più ancora sono i contatti, le contiguità di questo luogo, che Ci pare abbiano una particolare eloquenza e contengano un tesoro di preziose promesse, così come le contengono le altezze scientifiche, che la Vostra, la Nostra Accademia ebbe il felice pensiero di particolarmente studiare richiamando su di esse la comune attenzione. Contiguità: dietro a voi, o diletti Accademici, avete la Specola vaticana colle sue elevazioni di osservazione, di speculazione e di calcolo. Davanti a voi avete la Pinacoteca, gli Archivi, la Biblioteca, i Musei: tutto un tesoro di scienza, di arte, una massa incomparabilmente abbondante di suppellettili d’ogni maniera e dalla quale scienza ed arte potranno per lunghi tempi riccamente nutrirsi. Al vostro fianco il panorama veramente superbo di Monte Mario colla sua Via Trionfale, che vi annunzia nuovi trionfi di scienza come di verità.
Dall’altro lato la magnifica, sempre mirabile cupola di San Pietro, dove si direbbe che un supremo sforzo di arte e di scienza ha voluto portare più vicino al Creatore, ai piedi stessi di Dio il pensiero, l’anima pensante e ascendente nelle vie del vero, quel magnifico monumento dove s’appuntano e s’affollano le preghiere di tutto l’orbe cattolico.
Se, come udivamo con sì profondo diletto dello spirito, anche le più dirette esperienze fanno del pensiero il fulcro principale della preghiera e queste esperienze corrispondono così bene alla definizione che della preghiera stessa dava san Tommaso d’Aquino, quel grande del quale abbiamo testé celebrate le glorie centenarie: elevatio mentis in Deum,2 la vostra scienza che tiene l’occhio rivolto ed aperto dalla parte di Dio, è bene al suo posto là dove con tanta massa e volo di preghiera si sale a Dio.
È con questo felice augurio, è con questa magnifica visione di glorie passate e di glorie avvenire che di gran cuore impartiamo la Benedizione Apostolica, che Ci chiedete, alle vostre famiglie, a tutto ciò che vi è caro, vale a dire – Noi lo sentiamo così bene come voi lo comprendete – ai vostri lavori, ai vostri successi, ai vostri trionfi.

1Is 33:6.
2S. Th., II-II, 83, 13. Cf. Damasceno, De fide orth. 3:24.