Magistero

18 aprile 1970

Discorso per la Sessione plenaria e la Settimana di studio su
«I nuclei delle galassie»

Il Sommo Pontefice, citando l’idea di Pio XI che l’Accademia è il suo «Senato scientifico», dichiara che essa può fornire «una solida base per un fruttuoso dialogo col pensiero scientifico». Si meraviglia inoltre che non siano state istituite altre Accademie pontificie per le altre aree del sapere. Prosegue affermando che la ragione non è e non può essere contro la fede; anzi, esse possono aiutarsi reciprocamente. Evidenzia anche che lo studio scientifico dell’universo conduce «verso l’invisibile che è la sorgente del visibile». L’osservazione del cosmo eleva l’uomo e dà senso alla sua esistenza portandolo più vicino a Dio. Il volo dell’Apollo 13 è stato una parte di tale processo.

Eccellenze e cari Signori,
vi ringraziamo di gran cuore dei sentimenti delicati che il rev. P. O’Connel Ci ha espresso a nome dei suoi illustri colleghi. È sempre una gioia per noi, lo sapete, accogliere i membri della nostra Pontificia Accademia delle Scienze, in presenza del Corpo diplomatico e di illustri personalità. È anche con una certa emozione che vediamo riuniti rappresentanti altamente qualificati di tutto l’universo, vero Senato di scienziati, al vertice della ricerca scientifica e della riflessione che essa suscita nello spirito umano. Il tema dei vostri lavori, dedicati ai «Nuclei delle galassie», non ne è forse un segno luminoso?
Il sapere umano non è e non può essere in opposizione con quello della fede. La Chiesa incoraggia il cammino della vera scienza: anche su queste vie Dio vuol essere cercato e trovato dall’uomo, e da lui conosciuto e amato.

1. La vostra sessione plenaria segna un tempo forte nella vita dell’Accademia, e Ce ne rallegriamo. Perché questa Istituzione rimane altamente significativa: essa può dare al nostro mondo un contributo notevole per la competenza e l’universalità della sua testimonianza, ed anche fornire alla riflessione dei credenti una solida base per un fruttuoso dialogo con il pensiero scientifico. Quanto cammino percorso, dalla fondazione dell’Accademia dei «Lincei» nel 1603, alla sua restaurazione da parte di Pio IX, al suo ampliamento sotto Leone XIII, e soprattutto la sua ricostituzione per le cure illuminate del nostro grande predecessore Pio XI, con il Motu Proprio del 28 ottobre 1936 In multis solaciis, sotto forma di Accademia Pontificia delle Scienze, costituita da 70 accademici pontifici, «veluti doctorum hominum Senatus seu ‘scientificus Senatus’, … ad scientiarum progressionem fovendam», sotto la presidenza del rimpianto Padre Agostino Gemelli.1
Illustri scienziati non hanno cessato di onorare l’Accademia con la loro presenza e i loro lavori, e Noi stessi abbiamo avuto la gioia, ieri, di aggiungere a questo scelto Cenacolo dodici nuovi membri, che permettono di meglio rappresentare l’insieme dei maestri che, attraverso il mondo, coltivano con successo le discipline scientifiche.
I vostri studi di Scienze matematiche e sperimentali condotti con la libertà che si addice alla cultura, hanno certamente dato il loro contributo al progresso della scienza pura, e preparato quello delle scienze applicate. Ma un tale sviluppo non chiede oggi ulteriori estensioni? Pur continuando le ricerche che sono le vostre in una specializzazione la cui importanza non cessa di crescere – lo dimostrano a sufficienza le esperienze di viaggi spaziali, di cui in questi giorni abbiamo seguito la più recente con angoscia e, infine, con gioia e ammirazione commosse – non sarebbe desiderabile e opportuno promuovere altre Accademie di altre discipline, essenziali anch’esse allo spirito umano, quali le lettere e le arti, la filosofia, il diritto, la storia, l’economia, la sociologia e le scienze umane, che segnano così profondamente gli uomini del nostro tempo? Ci piace questa mattina confidarvi questo pensiero, che meditiamo già da tempo e che, nel nostro spirito, è più di un sogno: un vero desiderio che ci piacerebbe realizzare.

2. La natura stessa del vostro lavoro ci porta a sottolineare due principi di cui siete già ben convinti e che la vostra propria esperienza, vorremmo dire la vostra personalità, testimonia tutti i giorni. È che il sapere umano, per quanto sviluppato sia, non è e non potrebbe essere in opposizione con quello della fede: «Scientia, quae vera rerum cognitio sit, numquam christianae fidei veritatibus repugnat».2
Per di più, l’uno e l’altro possono integrarsi nella unità dello spirito umano, pur mantenendo la loro propria autonomia, come insegna il primo Concilio Vaticano: «Fides et ratio … opem quoque sibi mutuam ferunt».3
Comprendiamo bene questo effetto. Secondo la Costituzione pastorale Gaudium et spes, che «da parte sua riprende l’insegnamento del Concilio Vaticano primo», la Chiesa «afferma la legittima autonomia della cultura, e particolarmente quella delle scienze, con i loro principi e il loro proprio metodo nei loro campi rispettivi».4 Ma queste discipline, che possono così bene «contribuire ad aprire la famiglia umana ai più nobili valori del vero, del bene e del bello, e a una visione delle cose che abbia valore universale»5 possono anche preparare l’uomo a riconoscere ed accogliere la verità nella sua pienezza, purché esse non considerino «a torto i metodi di ricerca che son loro proprî come regola suprema per la scoperta di ogni verità».6 È lo stesso Dio che ha creato il mondo con le sue leggi che voi investigate – «tutte le cose in cielo e in terra, le visibili e le invisibili»7 – e che si rivela agli uomini e dona loro la salvezza in Gesù Cristo. È lo stesso spirito umano che è capace di scrutare i segreti della creazione e a «dominare la terra»,8 e allo stesso tempo di riconoscere e accogliere «sotto l’impulso della grazia» il dono che Dio gli fa di se stesso: «il Verbo di Dio che, prima di farsi carne per salvare e ricapitolare in sé tutto, era già nel mondo» come «la luce vera che illumina ogni uomo».9 Come potrebbe la Chiesa non incoraggiare la ricerca, la scoperta e la conquista di questo universo che, nella sua meravigliosa e ammirevole ricchezza, ci conduce, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande, verso l’invisibile, che è la sorgente del visibile10

3. Ma il tema che voi avete affrontato – «I nuclei delle galassie» – merita una particolare attenzione. La nostra immaginazione si trova confusa e ci lascia pieni di stupore come superati, quasi schiacciati dall’immensità delle prospettive intraviste, «questo silenzio degli spazi infiniti» caro a Pascal. Noi seguiamo con profondo rispetto e grande interesse il vostro paziente lavoro di osservazione, di coordinamento di esperienze, di formulazione di ipotesi scientifiche sulla genesi o l’evoluzione dei mondi astrali.
Questo significa che il pensiero umano esaurisce tutte le sue risorse al livello di queste investigazioni?
Dietro di esse, vi è il prolema dell’essere stesso di questo cosmo, di questo universo; la questione della sua esistenza. Voi rimanete, in effetti, nell’osservazione scientifica sperimentale, d’ordine matematico e cosmologico. Ma che cosa impedisce allo spirito di riconoscere, sul terreno filosofico, la possibilità di risalire al principio trascendente, al Creatore, «causa subsistendi et ratio intelligendi et ordo vivendi?»11 Troppo spesso oggi si dubita di questo potere. «Quanto più la scienza, perfezionando i suoi metodi, assoggetta il mondo all’uomo, tanto più, come rivalsa, l’essere – che non si lascia assoggettare – sfugge … viene allora la tentazione dell’agnosticismo».12 Ma non ci si può fermare in questo atteggiamento. «L’intelligenza non può assolutamente abdicare; essa non può rinunciare alla sua legge formale, che è di giudicare, cioè sempre di affermare».13 Per lo spirito umano c’è come un «bisogno insopprimibile di possedere in ciascun momento della sua avventura temporale e ciascuno stato delle sue conoscenze, una idea esplicativa dell’insieme delle cose».14
Si parla spesso della «morte di Dio», ma non si tratterebbe forse della morte dell’uomo e del suo pensiero nella sua forma superiore? Senza questo ricorso a Dio, sorgente dell’Essere, in effetti, essa sembra sommergersi nell’opacità e incomprensibilità delle cose, l’ignoranza di un’unità che vi presiede e di una finalità di un ordine misterioso che ne sono inseparabili e che la portano a trovare un’assurdità, che risiede soltanto nel suo modo di procedere.
Può essere che voi siate meglio difesi di altri contro ciò che bisogna ben chiamare una vera malattia dello spirito, voi che scrutate obiettivamente le scienze della natura, dell’astrofisica, della fisica.15 Perché l’intelligenza, per il suo vero modo di agire, se non si ferma all’apparenza esterna della realtà, si eleva al livello della sua causa trascendente, il vero Assoluto, che dà consistenza a tutta la creazione e anzitutto allo spirito umano, senza mai confondersi con essi. Come è stato detto felicemente, l’intelligenza è «necessariamente, così come un potere di assimilazione, un potere di ascesa. Essa coglie in tutte le realtà ciò per cui esse sono, cioè sono aperte verso l’illuminazione dell’atto. E così, a giusto titolo, si può dire che essa è il senso del divino, la facoltà assetata e capace di riconoscere le tracce di Dio».16
Vi è, bisogna ripeterlo, un naturale sviluppo del pensiero nella sua logica fondamentale, e non un indebito salto, come sostiene una mentalità antimetafisica, abusivamente qualificata come scientifica. La vera scienza, ben lontana dal frenare lo slancio del pensiero, costituisce un trampolino che gli permette di elevarsi – in questo stesso slancio – verso Colui che generosamente gli fornisce il suo alimento. Poiché «lo spirito stesso è un cammino che avanza … non si può fare economia di Dio».17
Noi restiamo come stupefatti, abbiamo detto, di fronte ai vostri studi sui nuclei delle galassie. Il sistema solare sembrava già così vasto e così misterioso ai nostri antenati! Ma noi non ne siamo sgomenti, sapendo che «Dio preferisce creare gli esseri nei loro germi, per condurli quindi alla loro pienezza»18 Il tempo e lo spazio, la materia e la forma possono svilupparsi in modo smisurato, quasi all’infinito.
Ascoltando il vostro insegnamento, noi troviamo certezza nella nostra fede. E tornano al nostro spirito, a noi che siamo alla scuola della fede, le parole della sacra scrittura: «Dio ha creato il cielo e la terra … E Dio vide che ciò era buono … Dio vide tutto ciò che aveva fatto, e tutto era molto buono».19 Questa gioia che Dio ha provato davanti alle sue creature, come non l’avremmo, noi, per il nostro Creatore?
A nostra volta contempliamo questa bellezza e questa bontà misteriosa della creazione: tutti questi esseri ci gridano, come a sant’Agostino: noi non siamo Dio, ma è Lui che ci ha fatto. «Ecce caelum et terra clamant quod facta sint».20 E Lui, noi l’adoriamo. L’incontro con Dio avviene davanti alla grandezza quasi illimitata delle Sue opere – non è una grazia esservi iniziati? – nella gioia, nell’ammirazione, nella preghiera, nell’adorazione di Colui che «diffondendo mille grazie … è passato velocemente attraverso queste foreste, e guardandole … le ha lasciate rivestite della sua bellezza».21
Al termine di questa contemplazione delle supreme realtà del cosmo nel loro incontro con le supreme verità dello spirito umano, non possiamo tacere la nostra emozione, la nostra ammirazione, la nostra soddisfazione, che sono le stesse del mondo intero, per la felice conclusione – sì, felice, molto felice, anche se lo scopo principale non è stato raggiunto – del volo avventuroso dell’Apollo 13. Voi tutti avete certamente seguito, con apprensione e poi con gioia, lo svolgimento di questa straordinaria impresa. E senza dubbio avrete a cuore di salutare calorosamente con noi i valorosi astronauti che sono sfuggiti ai pericoli di questo grande volo e di rendere omaggio a tutti coloro che con i loro studi, la loro opera, la loro autorità hanno ancora un volta manifestato agli occhi del mondo la potenza illimitata delle scienze e della tecnica moderna. Insieme a noi, voi innalzerete anche un inno di riconoscenza a Dio, creatore dell’universo e padre degli uomini, che anche per queste strade vuol essere cercato e trovato dall’uomo, e da lui adorato e amato.
Questi sono i pensieri che ci suggerisce, eccellenze e cari signori, questo incontro che ci è molto gradito. Di gran cuore vi incoraggiamo a continuare i vostri lavori scientifici, a metterli in comune in maniera disinteressata al di là delle frontiere, e ad aiutare tutti i vostri fratelli a rispondere alle domande che la scienza, o piuttosto le sue applicazioni, non cesseranno di porre. Voi lo potete, e lo dovete, alla luce della fede che portate in voi. È il nostro voto più cordiale. Lo accompagnamo secondo la vostra intenzione con una larga benedizione apostolica.

1 Cf. AAS 28 (1936), pp. 423-424.
2 In Multis Solaciis, AAS 28 (1936), p. 421.
3 H. Denzinger e A. Schönmetzer, Enchiridion symbolorum, definitionum et declarationum de rebus fidei et morum; 34a ed. (Freiburg im Breisgau, 1967), nn. 3019, 1799.
4 Gaudium et Spes, 59, § 3.
5 Ibid., 57, § 3.
6 Ibid., § 5.
7 Col 1:16.
8 Gn 1:28.
9 Gv 1:9-10; Gaudium et Spes, 57, § 4.
10 Cf. Rom 1:20.
11 S. Agostino, De Civ. Dei, Bk. VIII, Ch. 4.
12 H. De Lubac, Sur les chemins de Dieu (Paris, Aubier, 1956), p. 84.
13 Ibid.
14 P.-H. Simon, Questions aux savant (Paris, Seuil, 1969), p. 41.
15 Cf. C. Tresmontant, Comment se pose aujourd’hui le problème de l’existence de Dieu (Paris, Seuil, 1966), p. 349.
16 Ch. de Moré-Pontgibaud, Du fini à l’infini. Introduction à l’étude de la connaissance de Dieu (Paris, Aubier, 1957), p. 65.
17 H. De Lubac, op. cit., p. 78.
18 Card. Ch. Journet, L’Eglise du Verbe incarné, t. 3, Essai de théologie de l’histoire du salut (Paris, Desclée de Brouwer, 1969), p. 114.
19 Gn 1:21-31.
20 Conf., l. XI, cap. 4, 6; PL 32, 811. Cf. In Ioannem tract. 106, cap. 17, n. 4; PL 35, 1910. Cf. Sal 13:1 and 9.
21 S. Giovanni della Croce, Cantico Spirituale, v. 5.

Collegamenti

I nuclei delle galassie

Study Week, 13-18 April 1970 Scripta Varia 35 Vatican City, 1971 pp. xlix-800 ... Continua