Magistero

30 ottobre 1961

30october1961

Discorso per la Sessione plenaria e la Settimana di studio su
«Il problema delle macromolecole di interesse biologico con speciale riferimento alle nucleoproteine»

In un messaggio scritto all’Accademia, Giovanni XXIII mette in risalto come la presenza degli Accademici testimoni il «completo accordo che è sempre esistito tra la Chiesa e la vera scienza». Osserva che una missione della Chiesa è di essere educatrice e che essa è in prima fila nello sviluppo della cultura. Fede e ragione non sono in opposizione l’una con l’altra ma si aiutano a vicenda. La Chiesa sostiene il progresso scientifico perché la verità «richiama uno sviluppo della persona umana» e costituisce «una glorificazione dell’opera creatrice di Dio».

Siamo ben lieti di ricevere oggi per la prima volta il nuovo Presidente e i membri della vostra illustre e dotta Assemblea. Questo giorno anniversario della Nostra elezione è anche quello della consacrazione episcopale di Pio XI, il saggio fondatore, o – più esattamente – il restauratore di questa Accademia che si onora del titolo di Accademia Pontificia. Il nostro compiacimento è tanto più grande, in quanto i vostri ranghi si sono aperti a personalità di numerosi paesi, rinomate per i loro alti meriti e l’estensione delle loro conoscenze scientifiche.
Rispondendo al nostro cordiale invito, vi sieti riuniti da parecchi giorni per tenere una Sessione plenaria e una nuova Settimana di studi sulla struttura delle macromolecole di interesse biologico. Lasciate che vi ringraziamo di gran cuore per la solerzia con cui, nonostante i vostri numerosi impegni, avete risposto a questo invito, e vi diciamo che la Chiesa è fiera di vedere una tale élite di ricercatori riuniti nella Città del Vaticano per scambi di idee in campo scientifico. Voi costituite veramente, Signori, per la diversità delle vostre provenienze e la varietà delle vostre competenze, un fedele specchio del mondo scientifico contemporaneo, e testimoniate il completo accordo che è sempre esistito tra la Chiesa e la vera scienza.
Non è certo, voi ben lo sapete, per desiderio di fedeltà a tradizioni umaniste ereditate dal Rinascimento, che la Chiesa oggi vi accoglie. Ciò avviene nella coscienza di adempiere in tal modo a una parte della sua costante missione di madre e di educatrice. Dovunque essa si è affermata, ha sempre impresso un notevole slancio allo sviluppo della cultura intellettuale.
Questo era d’altra parte il nobile disegno perseguito dal nostro Predecessore Pio XI, fondando, esattamente un quarto di secolo fa, l’Accademia Pontificia delle Scienze. Questo scopo lo aveva portato a inserire nel testo del Motuproprio istitutivo la luminosa affermazione del Concilio Vaticano I sui rapporti tra fede e ragione, che ci piace qui ricordare: «Non soltanto la fede e la ragione non possono mai opporsi tra loro, ma si danno un reciproco aiuto». E lo stesso Pontefice concludeva: «È nostro ardente desiderio e nostra ferma speranza che attraverso questa Istituzione – che è sia nostra che loro – gli Accademici Pontifici contribuiscano sempre più e sempre meglio al progresso delle scienze. Noi non chiediamo loro nient’altro, poiché in questo generoso disegno e nobile fatica consiste il servizio, a favore della verità, che noi attendiamo da parte loro».1
Questa attesa è anche la nostra, siatene ben certi. Voi tutti conoscete l’importanza che noi personalmente attribuiamo al lavoro intellettuale e alla ricerca scientifica. Noi abbiamo sempre curato d’impiegare in ricerche d’ordine pastorale e storico il tempo libero dalle nostre diverse funzioni. Così è con gioia che abbiamo salutato a suo tempo la creazione della nostra Accademia. In questa prospettiva, vogliamo oggi ricordare il suo primo presidente, Agostino Gemelli, che è rimasto fedele all’ammirevole programma tracciato dal vostro fondatore: la sua vita ha onorato la Chiesa e la scienza. Ci è anche gradito, d’altra parte, apprezzare nel suo valore la felice scelta che il vostro illustre gruppo ha fatto nell’assegnare la medaglia d’oro Pio XI al Prof. Robert Burns Woodward dell’Università di Harvard, la cui attività scientifica in campo chimico è ricca di realizzazioni e di promesse.
In effetti, ben lungi dal temere le più audaci scoperte umane, la Chiesa ritiene invece che ogni progresso nel possesso della verità richiama uno sviluppo della persona umana, costituisce un cammino vero la verità prima e una glorificazione dell’opera creatrice di Dio.
La Sacra Scrittura torna spesso su questi importanti concetti e senza dubbio vi è talvolta accaduto, Signori, di lasciar cantare dentro di voi, nell’entusiasmo della ricerca e della scoperta, il magnifico canto riportato dal libro di Daniele «Opere tutte del Signore, benedite il Signore».2 Seguendo i tre giovani d’Israele rapiti d’ammirazione di fronte alle meraviglie della natura, come non chiamare gli angeli, gli astri e gli elementi, gli animali, le piante e i minerali, gli uomini più santi e più ascoltati da Dio, a interpretare i nostri sentimenti di lode al Creatore?
Nella certezza che collaborate con tutte le forze a questa impresa della conoscenza e della lode, invochiamo volentieri sui vostri lavori e sulle vostre persone, quale pegno della nostra paterna benevolenza, una larga effusione delle benedizioni divine.

1 In Multis Solaciis, 28 Oct. 1936; AAS 28, p. 421.
2 Dn 3:57.

Collegamenti

l problema delle macromolecole di interesse biologico

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