Magistero

22 ottobre 1993

Discorso al Gruppo di lavoro su «Rischi chimici nei Paesi in via di sviluppo»

Giovanni Paolo II sottolinea gli effetti dannosi dell’inquinamento chimico specialmente nei Paesi in via di sviluppo. I popoli e le nazioni devono essere animati dalla solidarietà nelle loro reciproche relazioni. Perciò i Paesi sviluppati hanno un grande dovere morale di «assistere i Paesi in via di sviluppo nel loro sforzo di risolvere i problemi di inquinamento e di rischi per la salute». La comunità internazionale dovrebbe intervenire per difendere e promuovere l’ambiente in un momento nel quale l’equilibrio degli ecosistemi assume grande rilevanza per la sopravvivenza futura e per il benessere dell’uomo. Ciò è parte del dovere cristiano di rispettare l’opera di Dio.

Emeriti Uomini e Donne di Scienza,
Signore e Signori,

1. È per me un grande piacere incontrare voi partecipanti al gruppo di lavoro sul tema «Rischi chimici nei paesi in via di sviluppo», organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze in congiunzione con la Reale Accademia delle Scienze svedese e con il patrocinio della Fondazione svedese WennerGren. L’argomento stesso del vostro incontro dimostra l’importanza e l’attualità delle vostre riflessioni. Infatti, chi non è profondamente preoccupato dalla prospettiva del già esistente pericolo, peraltro in continua espansione, derivante dall’inquinamento e da altri effetti collaterali della produzione e dell’utilizzo di composti chimici? Le vostre discussioni, che riflettono i livelli più elevati della competenza scientifica, saranno perciò di grande rilevanza per il crescente interesse pubblico nei confronti dell’ambiente. Sono fiducioso che la pubblicazione dei vostri studi e delle vostre proposte sarà presa in considerazione dalle agenzie appropriate e dai governi, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo.

2. Nella maggior parte dei paesi industrializzati si presta attenzione ai rischi per gli esseri umani e per l’ambiente derivanti da composti chimici artificiali. In alcuni paesi esistono già delle norme. Ma nei paesi in via di sviluppo, dove la maggior parte dei rischi ha origine dall’importazione di sostanze chimiche e di tecnologie, la scarsità delle competenze e delle infrastrutture necessarie spesso rende difficile o impossibile un controllo efficace. Pochissimi paesi, infatti, hanno una legislazione specifica che regola il trattamento e l’uso delle sostanze chimiche tossiche. Altri problemi inerenti ai paesi in via di sviluppo riguardano l’introduzione di industrie altamente inquinanti, non sottoposte al controllo più rigoroso che viene applicato nei paesi sviluppati. Si tratta di serio abuso e di violazione della solidarietà umana quando le industrie dei paesi più ricchi traggono profitto dalla debolezza economica e legislativa di paesi più poveri di loro per insediarvi i loro stabilimenti di produzione o per accumulare rifiuti che avranno un effetto degradante sull’ambiente e sulla salute delle persone. Certamente la risposta non è quella di negare ai paesi in via di sviluppo le importazioni e le tecnologie di cui hanno bisogno, soprattutto quando queste hanno a che fare con la produzione di cibo e la costruzione di industrie di base: «I popoli o le Nazioni hanno anch’essi il diritto al proprio pieno sviluppo».1 Infatti, lo sviluppo, che assicura le condizioni richieste per l’esercizio dei diritti fondamentali, appartiene al campo dei diritti umani universali. È una conseguenza diretta della destinazione universale dei beni della creazione.

3. Sebbene l’argomento primario sia scientifico e tecnico, il vostro gruppo di lavoro non è privo di grande interesse anche per la Chiesa: non nel senso che la Chiesa abbia una particolare competenza scientifica in questo campo, bensì perché l’argomento che viene trattato non può essere separato dal carattere etico e morale dello sviluppo che ha sollevato il problema.
Un principio fondamentale dell’approccio della Chiesa nei confronti dello sviluppo è espresso succintamente dalle parole del mio predecessore Papa Paolo VI: «Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere sviluppo autentico, dev’essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo».2 Ciò non significa che il cristiano abbia un’opinione negativa della maggiore disponibilità di beni materiali e della diffusione di quelle industrie che li producono. Significa – come ho scritto altrove – che «lo sviluppo non può consistere soltanto nell’uso, nel dominio e nel possesso indiscriminato delle cose create e dei prodotti dell’industria umana, ma piuttosto nel subordinare il possesso, il dominio e l’uso alla somiglianza divina dell’uomo e della sua vocazione all’immortalità».3
La natura spirituale dell’uomo e la sua vocazione trascendente implicano una solidarietà fondamentale tra le persone, in base alla quale siamo tutti responsabili l’uno dell’altro. Il rispetto per l’ambiente naturale e per l’uso corretto e moderato delle risorse della creazione fanno parte degli obblighi morali di ogni individuo nei confronti degli altri. Questa verità si applica anche ai rapporti tra popoli e nazioni. In questo contesto la dimensione tecnica dell’argomento del vostro dibattito è inseparabile dai suoi aspetti morali. Sarebbe difficile esagerare il peso del dovere morale, che incombe sui paesi sviluppati, di assistere i paesi in via di sviluppo nei loro sforzi per risolvere problemi di inquinamento chimico ed emergenze sanitarie.

4. La comunità internazionale, dal canto suo, dovrebbe continuare a promuovere accordi globali riguardanti la produzione, il commercio e il trattamento delle sostanze pericolose. Nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 1990 ho scritto che: «I concetti di ordine nell’universo e di eredità comune mettono entrambi in rilievo che è necessario un sistema di gestione delle risorse della terra meglio coordinato a livello internazionale».4 Specificamente in relazione all’ambiente, ho notato che il «diritto ad un ambiente sicuro (è) un diritto che dovrà rientrare in un’aggiornata carta dei diritti dell’uomo».5 La Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente, tenutasi nel 1992 a Rio de Janeiro, ha fatto dei passi in questa direzione e, nel Capitolo 19 dell’Agenda 21, sono raccomandate varie azioni rilevanti in special modo per le regioni in via di sviluppo. La Santa Sede è pienamente d’accordo con la proposta dell’Agenda 21, che raccomanda l’istituzione di un Forum Internazionale sulla Sicurezza Chimica, con lo scopo di fornire assistenza ai paesi in via di sviluppo ai fini di aumentare le loro competenze e capacità in questo campo.

5. La famiglia umana è ad un bivio nel suo rapporto con l’ambiente naturale. Non solo è necessario aumentare gli sforzi per insegnare il senso di una profonda consapevolezza di solidarietà ed interdipendenza tra i popoli del mondo. È inoltre necessario insistere sull’interdipendenza dei vari ecosistemi e sull’importanza dell’equilibrio di questi sistemi per la sopravvivenza e il benessere dell’essere umano. Mere considerazioni utilitaristiche o un approccio estetico alla natura non possono costituire una base sufficiente per un’educazione autentica all’ecologia. Dobbiamo tutti imparare ad affrontare la domanda ambientale con solide convinzioni etiche che comprendono la responsabilità, l’autocontrollo, la giustizia e l’amore fraterno. Per i credenti questa mentalità nasce direttamente dal loro rapporto con Dio, Creatore di tutto ciò che esiste. Per i cristiani, il rispetto per l’operato di Dio è rafforzato dalla loro speranza certa della ristorazione di tutte le cose in Gesù Cristo, nel quale «poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli».6

6. Signore e Signori, desidero incoraggiarvi nel vostro impegno. Prego affinché il vostro gruppo di lavoro riesca con successo a suggerire linee guida per controllare il problema dell’inquinamento chimico nei paesi in via di sviluppo, e dei pericoli sanitari che ne conseguono, e affinché possa offrire raccomandazioni valide per la salvaguardia dell’ambiente, della catena alimentare e della salute umana in varie parti del mondo.
Su tutti voi invoco abbondanti benedizioni divine.

1 Sollicitudo Rei Socialis, n. 32.
2 Populorum Progressio, n. 14.
3 Sollicitudo Rei Socialis, n. 29.
4 N. 9.
5 Messaggio per la giornata mondiale della pace 1990, n. 9.
6 Col 1:19-20.

Collegamenti

Rischi chimici nei Paesi in via di sviluppo

Working Group 21-23 October 1993 R. Dardozzi, C. Ramel (eds) Scripta Varia 90 Vatican City,... Continua