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Fabbisogno alimentare del mondo in via di sviluppo agli albori del XXI secolo

foodneeds1999

Settimana di studio 27-30 gennaio 1999 – Nel novembre 1991 la Pontificia Accademia delle Scienze ha organizzato una settimana di studio sul tema "risorse e popolazione". Le relazioni e deliberazioni di questa conferenza sono state successivamente pubblicate dalla Clarendon Press di Oxford e hanno ricevuto molta attenzione. A partire da quella data l'Accademia ha continuato a studiare le questioni legate al sottosviluppo e, nel farlo, si è concentrata su due aree principali: da un lato, le domande e i problemi relativi alla popolazione e, dall'altro, quelli connessi alla disponibilità di beni e risorse. L'ultima conferenza in questo campo si è svolta congiuntamente con la Royal Society di Londra nel 1995 e si è occupata nello specifico di allattamento materno, un argomento che ha ricevuto relativamente poca attenzione nel campo dalla ricerca internazionale. Dal 27 al 30 gennaio di quest'anno l'Accademia ha invece organizzato una settimana di studio su Fabbisogno alimentare del mondo in via di sviluppo all'inizio del XXI secolo.

I membri dell'Accademia, disseminati in tutto il mondo, rappresentano un ampio spettro di competenze e conoscenze scientifiche. Ciò significa che l'Accademia è in grado di garantire la partecipazione dei più importanti esperti del mondo, persone con esperienza professionale ricca e poliedrica e conoscenza diretta di particolari realtà locali, coinvolgendoli nella discussione degli argomenti che propone. Questa circostanza è stata sfruttata appieno durante la settimana di studio che si è tenuta alcuni giorni fa, dove si sono riuniti una trentina di agronomi, genetisti, economisti agrari, demografi etc provenienti da dieci paesi, molti dei quali appartenenti a importanti istituzioni internazionali (FAO, Banca mondiale, Istituto internazionale di ricerca sul riso, Istituto internazionale di ricerca sul mais ecc.). La conferenza intende essere il seguito di un'iniziativa simile tenutasi nel 1988, che ha esaminato gli sviluppi della qualità della vita a livello mondiale. In quest'occasione, tuttavia, l'attenzione è stata rivolta più specificamente al cosiddetto problema della "fame nel mondo" e delle soluzioni che l'agricoltura offre a questo problema.

L'importanza del rapido aumento della popolazione è diventata meno marcata dalla metà degli anni '70, ma permangono gravi squilibri nella disponibilità di risorse tra le diverse regioni del globo e tra paesi sviluppati e non sviluppati. L'interesse dell'Accademia di ottenere una diagnosi più precisa di queste differenze e delle loro origini, e allo stesso tempo di far luce sui mezzi con cui eliminarle, è in linea con Giovanni Paolo II e le sue condanne degli ultimi tempi, che ha sottolineato ancora una volta durante la sua ultima visita apostolica nel continente americano, quando ha condannato le forme continuative di spreco e ingiustizia.

Durante i quattro giorni della conferenza sono stati presentati e discussi gli studi più recenti sull'argomento. I partecipanti hanno ascoltato una serie di obiettivi proposti per superare queste difficoltà. Alcuni dati in quest'area sono davvero drammatici: oltre ottocento milioni di persone soffrono di malnutrizione, ma la cosa più allarmante è che centinaia di milioni di bambini soffrono di carenze alimentari che minacciano in modo fondamentale e irreversibile la loro capacità di crescita fisica e mentale. In questo contesto non è stato molto confortante sapere che l'obiettivo dell'ONU è quello di dimezzare il numero delle persone più in difficoltà entro la metà del prossimo secolo. E' stato espresso rammarico anche per il fatto che nel decennio 1986-1996 gli aiuti concessi allo sviluppo agricolo e rurale sono stati ridotti di circa il 50% in termini reali. E dovremmo essere consapevoli del fatto che ciò è avvenuto in una situazione in cui la promozione della crescita e dello sviluppo e la riduzione delle sacche di povertà favoriscono le esportazioni dai paesi meno sviluppati ma allo stesso tempo incoraggiano le esportazioni agricole dei paesi più ricchi.

Al centro del dibattito c'è stata la cosiddetta "insicurezza alimentare", vale a dire le condizioni di insicurezza relative alla disponibilità spaziale e temporale di cibo sufficiente. Le possibili strategie da intraprendere per affrontare questo problema e superarlo sono state oggetto di una discussione dettagliata. Da un lato, una serie mista di aspetti sia positivi che negativi ha attirato l'attenzione da molti punti di vista diversi, e dall'altro sono state avanzate proposte dettagliate, i cui vantaggi e svantaggi sono stati calcolati e valutati. L'attenzione è stata principalmente rivolta alla sfera dei cereali (riso, grano, mais ecc.), che rappresentano essenzialmente il cibo di base delle popolazioni più svantaggiate. Le altre domande che sono state affrontate, come la mancanza di micronutrienti e le sue conseguenze, hanno minore importanza. Sono state inoltre messe in risalto alcune importanti questioni correlate, come il fabbisogno energetico e proteico degli alimenti o le conseguenze funzionali di una cattiva alimentazione per le donne. Una serie di articoli ha sottolineato l'impatto delle varie forme di cambiamento climatico sulla produzione agricola dei paesi meno sviluppati. Le disastrose conseguenze di eventi eccezionali come El Niño, o le inondazioni in Cina, sono state ripetutamente citate e spesso si è fatto anche riferimento alle tendenze relative alle variazioni temporali della temperatura del suolo causate dall'effetto serra.

Un'indagine generale su un ampio numero di regioni ha messo in evidenza le diverse realtà coinvolte e ha portato alla luce una vasta gamma di problemi. Si è visto che dopo la disastrosa siccità del 1970 i nove paesi del Sahel hanno creato un organo di coordinamento politico per facilitare gli accordi bilaterali per lo sfruttamento razionale delle risorse idriche. Al contrario, nell'Africa centrale e meridionale instabilità politica e gravi conflitti hanno provocato un calo della produzione pro-capite. È stata inoltre attirata l'attenzione sui progressi della produzione agricola nell'Asia meridionale che in alcuni casi e in relazione a determinati prodotti alimentari aveva trasformato i paesi che in precedenza erano stati colpiti da deficit alimentari in veri e propri esportatori di cibo. Tuttavia, è stato inoltre fatto notare che in regioni come l'America Latina, gli aumenti della produzione nazionale non hanno ridotto i livelli di povertà e malnutrizione nelle fasce povere della popolazione a causa delle persistenti disparità nella distribuzione del reddito. Il cibo c'è, ma molta gente non ha i mezzi per acquistarlo, e cosa ancora più grave, non è nemmeno organizzata in senso politico per far sentire la sua voce. Con riferimento alle politiche pratiche proposte per risolvere queste situazioni difficili in modo graduale, possiamo citare alcuni obiettivi di importanza primaria a scopo generale, che hanno ricevuto un accordo unanime. Tali obiettivi sono, ad esempio, i seguenti:

- investimenti nella ricerca a favore dell'agricoltura e della popolazione rurale da una prospettiva globale. Questa ricerca andrebbe essere promossa nei forum nazionali e internazionali più adatti;

- creazione o rafforzamento di infrastrutture adeguate: ad esempio, organizzazione di mercati, centri di trasporto, stoccaggio e conservazione, ma, soprattutto, ampliamento dei sistemi di irrigazione per difendere meglio le colture dalle condizioni meteorologiche, oltre a garantire a tutti l'accesso all'acqua potabile;

- istruzione e formazione professionale per gli agricoltori in modo da renderli più aperti alle innovazioni e più in grado di comprendere i rapporti costi/benefici e applicarli in modo produttivo;

- istruzione, in particolare delle donne, e concomitante aumento del loro status sociale;

- riduzione delle disparità almeno in termini di accesso a forniture alimentari adeguate;

- attenzione da prestare in particolare agli agricoltori poveri e alle piccole aziende agricole. Lo sviluppo dovrebbe essere favorito da elementi interni e non dalla dipendenza da relazioni esterne che provengono dall'alto;

- rispondere alla sfida posta dalla necessità di aumentare la produzione e la produttività, realizzando allo stesso tempo che un aumento della produzione non è sufficiente per combattere la povertà, ma occorre affrontare e risolvere questioni di salute pubblica, stabilità sociale ed equa distribuzione della ricchezza.

Un argomento delicato che ha suscitato una certa ansia è stato quello dell'atteggiamento da adottare nei confronti della biotecnologia, e in particolare nei confronti dell'ingegneria genetica. A parte gli aspetti tecnici e una valutazione comparativa dei rispettivi vantaggi e svantaggi, la tendenza all'ottenimento di brevetti su materiale biologico e relativi aumenti di investimenti privati ​​in questo settore hanno suscitato forti preoccupazioni. E' stato ritenuto urgente un esame delle modalità con cui i paesi in via di sviluppo possono accedere a queste nuove forme di tecnologia. In generale, ciò comporta la ricerca dei metodi giusti per bilanciare gli interessi pubblici generali con la ricerca di guadagno da parte di privati ​​o aziende.

Bernardo M. Colombo

Partecipanti

Prof. Nicola Cabibbo
Msgr. Marcelo Sánchez Sorondo
Prof. Miguel A. Altieri
Dr. Ezzedine Boutrif
Dr. Nyle C. Brady
Dr. Derek Byerlee
Dr. Te-Tzu Chang
Prof. Bernardo M. Colombo
Prof. Mercedes B. Concepcion
Dr. Lloyd T. Evans
Prof. Robert E. Evenson
Prof. Anna Ferro-Luzzi
Prof. Paul Germain

Dr. Hartwig De Haen
Dr. Bienvenido O. Juliano
Dr. Praduman Kumar
Prof. Peter J. Lachmann
Dr. Fernando B. Mönckeberg
Dr. Prabhu L. Pingali
Dr. Per Pinstrup-Andersen
Sir Ralph Riley
Dr. Peter M. Rosset
Dr. Stanley J. Ulijaszek
Prof. Aree Valyasevi
Prof. Salimata Wade
Prof. John C. Waterlow

Collegamenti

Food Needs of the Developing World in the Early Twenty-First Century

Study Week 27-30 January 1999 Scripta Varia 97 Vatican, City, 2000, pp. 479 ... Continua

Risorse e popolazione

Study Week 17-22 November 1991 B. Colombo, P. Demeny, M.F. Perutz (eds) Scripta Varia 87 Vatican... Continua