Accademici defunti

Antonio Cardoso Fontes

cardoso

Petrópolis, Brasile, 6/12/1879 - Rio de Janeiro, Brasile, 28/3/1943
Titolo Direttore, Instituto Oswaldo Cruz, Rio de Janeiro, Brasile
Nomina 1/9/1941

Direttore della sanità pubblica del Brasile, Direttore dell'Istituto sieroterapico federale, Ispettore dei servizi di profilassi della febbre gialla, Capo dei servizi di profilassi della peste e della malaria, Presidente della Società Brasiliana di medicina e chirurgia. Noto per aver determinata la funzione delle granulazioni del bacillo della tubercolosi. Le sue ricerche sui corpuscoli di Ernst, sul loro sviluppo e sulla loro riproduzione, lo hanno condotto ad ammettere che essi sono unità riproduttrici ed elementi viventi infettivi. Inoltre il Cardoso si è schierato tra i sostenitori della filtrabilità dell'agente causale della tubercolosi, specie con l'affermazione dell'esistenza di un ciclo di sviluppo dei batteri, dell'evoluzione loro da una fase ultravisibile o ultramicroscopica a una microscopicamente visibile.



"Degli Accademici effettivi passati a miglior vita ricordo innanzitutto Antonio Cardoso Fontes, direttore dell'Istituto Oswaldo Crux di Rio de Janeiro, accademico dal 1943. Di Cardoso Fontes sono particolarmente da ricordare gli studi sulla funzione esercitata dalle granulazioni che costituiscono il bacillo della tubercolosi. Di particolare interesse le prove di citologia sulla funzione esercitata dai corpuscoli di Ernst non solo nello sviluppo del bastoncino ma anche nella sua riproduzione. Cardoso Fontes li ha considerati unità riproduttrici ed elemento vivente infettante. Inoltre ha provato sperimentalmente la natura del virus dell'agente della tubercolosi, dimostrandone la filtrabilità, aprendo con ciò nuove strade alla ricerca dei problemi che si riferiscono alla patogenesi e forse alla profilassi e alla tempeutica dell'infezione tubercolosa. Infine ha determinato l'esistenza di una fase ultravisibile nel ciclo di sviluppo dei batteri, esprimendo l'opinione che nel ciclo di vita dei batteri si abbia una fase ultramicroscopica che gli attuali metodi di indagine non permettono ancora di rilevare".

Rev. P. Agostino Gemelli O.F.M., Acta 12