Scripta Varia

Roma, città aperta all'accoglienza

Ringrazio innanzitutto Papa Francesco per questa iniziativa, che è un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, del grande ruolo di stimolo e di persuasione morale del suo pontificato sui temi di carattere sociale e umanitario.

Voglio anche ringraziare la Pontificia Accademia delle Scienze e monsignor Marcelo Sánchez Sorondo per avere organizzato questo vertice, che pone al centro dell’attenzione un’emergenza di carattere umanitario che ci sta particolarmente a cuore e sulla quale abbiamo bisogno di discutere e lavorare insieme per trovare delle soluzioni credibili. L’organizzazione di questo incontro è un’ulteriore conferma.

Consentitemi poi di esprimere grande soddisfazione per il fatto che i sindaci di tante città, che hanno risposto all’invito delle colleghe di Parigi, Madrid e Barcellona, Anne Hidalgo, Manuela Carmena Castrillo e Ada Colau Ballano, siano protagonisti di questo incontro.

Tutti noi sappiamo che i Sindaci sono in prima linea nell’affrontare molte delle grandi problematiche che affliggono le nostre società contemporanee. Problematiche ma anche opportunità di crescita per le nostre società spesso chiuse nel loro egoismo. Tra queste opportunità – preferisco chiamarle così – c’è oggi in primo piano l’accoglienza ai rifugiati: i rifugiati nostri fratelli e sorelle. Proprio i sindaci e le loro città si trovano spesso di fronte agli effetti dei grandi flussi migratori. Sia quelli che devono gestire la prima accoglienza, che soccorrono i barconi carichi di migranti, sia quelli che devono poi dare una risposta a quanti cercano rifugio nelle città. Dobbiamo garantire un’assistenza dignitosa, un tetto, un alloggio, un po’ di calore umano a queste persone.

Atteggiamenti di chiusura verso “l’altro”, come quelli ai quali sfortunatamente ho assistito nei giorni scorsi anche nella mia città, offendono la nostra dignità di persone. Ma è nostro compito intervenire anche sul disagio delle periferie, troppo spesso abbandonate, dove si rischia di assistere ad una guerra tra gli ultimi.

Oggi ci troviamo di fronte a un’emergenza umanitaria che ha pochi precedenti nella storia recente. Un’emergenza che riguarda milioni di rifugiati che scappano da guerre, crisi umanitarie, persecuzioni politiche e religiose. Che scappano anche dalle catastrofi ambientali e dalle loro conseguenze. Come ha giustamente rilevato il Pontefice nella sua enciclica Laudato si’ anche i cambiamenti climatici intaccano le risorse produttive dei più poveri, obbligandoli a migrare con grande incertezza per il loro futuro.

Sappiamo che alcuni comportamenti dei paesi più ricchi e in particolare delle leadership politiche ed economiche, hanno inciso molto nello scatenare uno scenario così drammatico: la globalizzazione selvaggia; il prevalere degli interessi economici individuali e dei grandi gruppi economici e finanziari su quelli collettivi, il non considerare la terra e i suoi frutti come il bene comune per eccellenza che ci è stato dato, ma come un oggetto di conquista e di sfruttamento. Per questo abbiamo un dovere morale di solidarietà nei confronti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle rifugiate.

Ci interessa la risposta che possiamo dare a questi milioni di persone che bussano alle nostre porte. A noi spetta trovare delle soluzioni che portino alla pace attraverso un cambio radicale delle politiche e delle scelte economiche.

È chiaro che per far fronte alla sfida dell’accoglienza è necessario intensificare la collaborazione tra le città. E nello stesso modo è necessario ricercare i livelli più costruttivi di collaborazione tra i sindaci e le amministrazioni che rappresentano, i governi e le istituzioni.

Da questo punto di vista sono da salutare molto positivamente le iniziative di coordinamento messe in campo tra le città con la finalità di gestire concretamente l’emergenza rifugiati, soprattutto per le politiche di accoglienza verso migranti, rifugiati, richiedenti asilo. Sono le nostre città il punto di arrivo, lo snodo di transito o la destinazione ultima di queste persone che fuggono da guerre e catastrofi. Uomini e donne che cercano una nuova prospettiva di vita, spesso giovanissimi, addirittura bambini.

Esempi di questa politica sono l’assistenza data da Oslo e Ghent a Danzica, o da Barcellona a Lampedusa, o da Berlino ad Atene. È il mondo che si apre agli altri. Si devono assumere impegni concreti per la riallocazione immediata dei rifugiati.

E Roma vuole fare la sua parte nell’accoglienza di queste persone. L’immigrazione è già una risorsa per la nostra città. Tantissime persone provenienti da altri Paesi si sono pienamente integrate nel tessuto sociale di Roma e contribuiscono allo sviluppo della sua economia.

In questo momento, stiamo attuando azioni concrete per trovare un’accoglienza per ogni singola persona che arriva e offrire una soluzione di maggiore stabilità rispetto a tende o rifugi provvisori: vogliamo che tutti possano avere un tetto sulla propria testa. Sono centinaia i posti che abbiamo già messo a disposizione e ancora altre migliaia quelli per i quali stiamo lavorando insieme alle Istituzioni, anche attraverso la preziosa collaborazione di numerose associazioni no profit. Siamo al lavoro per dare vita a un hub, nei pressi di una stazione ferroviaria della città, che funga da primo luogo di informazione e orientamento.

Roma si sta impegnando al massimo per garantire un’accoglienza adeguata, nel pieno rispetto della dignità delle persone.

Roma è una città aperta all’accoglienza, disponibile al dialogo, al centro di migrazioni e scambi sociali ed economici tra diversi popoli. Il popolo italiano si è abituato a questa presenza di culture, etnie e religioni diverse e ha manifestato nei secoli la sua disponibilità all’accoglienza. Questo ci aiuta, ma sappiamo bene che di fronte al livello di criticità dei nostri giorni dobbiamo fare di più.

Ci sono urgenze da affrontare e risolvere nell’immediato, ma abbiamo anche bisogno di guardare più lontano. Dobbiamo creare i presupposti per una più piena integrazione, e questo obiettivo è inscindibile dalla costruzione di un nuovo clima economico e sociale.

Vogliamo che tutti i cittadini, anche quelli delle periferie più lontane ed emarginate, si sentano pienamente parte della nostra città. Questo è anche il modo migliore per prevenire e contrastare quei sentimenti di avversione e di odio nei confronti di chi ci chiede accoglienza, che purtroppo ancora esistono e che possono trovare terreno fertile proprio nelle situazioni dove sono più forti il disagio, il degrado e la sofferenza. Non vogliamo guerre tra poveri. Nessuno deve rimanere indietro.

Da qui comincia la politica di inclusione nella quale è impegnata la nostra amministrazione. Integriamo e rendiamo più partecipi tutti i nostri cittadini, per garantire una migliore accoglienza anche a chi arriva da fuori. In nome del principio secondo il quale tutte le etnie, tutte le culture, tutte le religioni, da noi possono trovare piena cittadinanza. Roma vuole essere una città accogliente e tollerante nei confronti di tutti, è questa la sua vocazione storica e la sua prospettiva attuale.

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